Contratti a termine per 36 mesi “abusivi”. Tribunale condanna Miur a risarcire docente di religione

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SULMONA – Il Tribunale di Sulmona riconosce la perdita di chance per omessa indizione dei concorsi. E’ una sentenza da consegnare agli annali quella pronunciata lo scorso 17 novembre dal giudice del lavoro, Alessandra De Marco, riguardo il ricorso presentato da una docente di religione che presta servizio in una scuola che opera sul territorio comunale di Sulmona. Le motivazioni del dispositivo sono state rese note solo in questi giorni. In sostanza il Miur dovrà risarcire l’insegnante a cui erano stati rinnovati contratti a termine per oltre 36 mesi. La sulmonese si era rivolta agli avvocati Salvatore Braghini e Renzo Lancia, lamentando la reiterata inadempienza del Ministero dell’Istruzione nell’indire i concorsi per docenti di Religione, pur in presenza di posti vacanti da reintegrare nell’organico di ruolo cui spettano il 70% ed in mancanza di ragioni oggettive da giustificare una prolungata successione di contratti (ben 15). Il giudice, con la storica sentenza, ha condannato il Ministero a corrisponderle i danni nella misura di 8 mensilità a causa dell’abusiva reiterazione dei contratti a termine oltre i 36 mesi. E non solo. Il Tribunale ricorda che la recente legge sulla “buona scuola”, con il piano straordinario di assunzioni, non ha previsto la stabilizzazione dei docenti precari e che la mancata indizione dei concorsi per un periodo che, rispetto alla scadenza del triennio successivo al primo concorso, si è protratto sino ad oggi “ha certamente comportato il verificarsi di vacanze, anche rispetto al ruolo organico, fissato per legge nel 70 % dei posti”. Infatti – si legge nella sentenza – “poiché i contratti a tempo determinato stipulati dalla lavoratrice hanno nel loro complesso ampiamente superato il menzionato triennio di svolgimento dei concorsi, anche dopo la legge istitutiva del ruolo per i docenti di religione, la medesima ha ricevuto in via continuativa incarichi annuali di insegnamento negli anni scolastici successivi e sino ad oggi deve ritenersi integrata la fattispecie di abuso, applicando i principi dettati dalle Sezioni Unite della Suprema Corte”. “Anche il Tribunale di Sulmona riconosce per i docenti di religione la perdita di chance per la mancata indizione dei concorsi ogni tre anni come previsto dalla legge, ma ora, per ottenere piena giustizia, bisognerà regolarizzare tutti docenti di religione precari iscritti nella graduatoria del primo e unico concorso ed indire una nuova procedura concorsuale solo per i posti residuali”- afferma l’avvocato Braghini che ha curato il ricorso. Un primo importante risultato quello ottenuto dalla docente che potrebbe fare da apripista per la sua categoria.

Andrea D’Aurelio

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