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Congresso del Pd, perché Letta prova ad anticiparlo a gennaio – Il Riformista

Sabato l’assemblea Pd

Aldo Torchiaro — 15 Novembre 2022

Congresso del Pd, perché Letta prova ad anticiparlo a gennaio

La crisi con l’Europa, le emergenze sociali, le scadenze elettorali soffiano sul Nazareno come un vento impetuoso dal messaggio chiaro: “Il Pd non può rimanere a lungo senza un leader che restituisca smalto all’iniziativa”, hanno detto in coro gli intervenuti ieri in Direzione. La massima assemblea del Pd è stata indetta per provare a rabberciare gli strappi e individuare una road map più veloce. Una voce circola tra i dirigenti: Stefano Bonaccini è ancora il candidato che prenderebbe più voti, se si andasse oggi alle primarie aperte.

Lo segnala un sondaggio, come riferisce una indiscrezione da Bologna, dove chi sta lavorando alla campagna del governatore emiliano per la segreteria nazionale avrebbe in mano due certezze: la prima, se si votasse oggi il Pd tornerebbe a mettere insieme le due anime, riformista e movimentista; la seconda: più passa il tempo e più la diga tra la prima e la seconda rischia di franare, con le posizioni più marcate, più identitarie (vedi Elly Schlein) che passerebbero in testa nella competizione interna. Bonaccini vince se si decide a breve. Perde se l’iter andasse alle calende greche. Ecco che oltre all’interessato si sono aggiunte le due famiglie di Area Dem e Base Riformista a coloro che chiedevano a Enrico Letta di accelerare i tempi del congresso. Con Lorenzo Guerini in posizione di pressing su Letta. Il percorso originario parlava di cinque o sei mesi, ora al massimo di tre. Con le pressioni della metà che conta del partito, perché metà più istituzionale, Enrico Letta ha accettato di riunire già sabato prossimo dalle 10 (da remoto, non c’era tempo per organizzarla in presenza) l’assemblea nazionale dedicata alle regole e ai dettagli del prossimo congresso.

Protesta il deputato romano Roberto Morassut: “Non sono mai d’accordo nel dire che fare le cose in fretta significa farle bene. L’assemblea nazionale per l’avvio del percorso costituente – dichiara con tono di protesta al Riformistanon può essere un adempimento burocratico, peraltro online. Mi sembra giusto e rispettoso per tutti convocarlo almeno una settimana dopo e in presenza. Dobbiamo essere padroni del nostro tempo e dare lo spazio che merita al dibattito e alla partecipazione. Altrimenti non parliamo né di congresso né tantomeno di costituente”. Il percorso ideale per Morassut rischia però di essere impraticabile: il coinvolgimento dei lavoratori, la fase di ascolto della società civile, il ritorno alla consultazione degli intellettuali… una epopea delle idee di cui si sentirebbe il bisogno se l’agenda non giocasse contro. Le elezioni nel Lazio (dove ieri si è sciolto il Consiglio regionale dopo le dimissioni di Zingaretti) e in Lombardia saranno il 12 febbraio. Mancano poco più di ottanta giorni, non sarebbe facile farle nel mezzo di un congresso Pd che non si preannuncia tutto rose e fiori.

Le tensioni interne non si placano, i referenti delle correnti non rispondono più al telefono. Il sindaco di Firenze, Dario Nardella freme e preannuncia: “Sabato 26 novembre a Roma convochiamo un’assemblea nazionale con tutte le forze culturali sociali e politiche che credono in un nuovo progetto per il centrosinistra italiano”. L’avvio della sua candidatura? Può darsi. Se il ticket con Elly Schlein – che intanto avrebbe preso contatto con Goffredo Bettini e Massimo Bray – per ora sembra lontano, ad evocarlo è una voce fuori dal coro della politica come quella dell’archistar Massimiliano Fuksas. “Sogno per la sinistra Beppe Sala, Dario Nardella e Elly Schlein. Farei un Politbüro con questi tre nomi”, scherza in una intervista al Giorno da Pecora, Rai Radio 1. Tra frizzi e lazzi, intorno a quei tre nomi si guarda per costruire l’asse dialogico che può riunire un Pd pericolosamente spaccato. Elly Schlein punta a rappresentare la sinistra, smarcando prima gli altri candidati dell’area (Cuperlo, Provenzano, Orlando) e poi a fare cappotto conquistando l’altra sponda.

La deputata dem ha aderito alla costituente del Pd presentando contemporaneamente una ‘bozza’ di mozione con al centro diritti, lavoro e ambiente. Fronte, quest’ultimo, dove riscontra la reazione stizzita di Chicco Testa: “Eurodeputata, consigliera regionale, ora deputata… e rappresenta la società civile?”, la provoca su Twitter. Poi la attacca: “Elly Schlein rappresenta una minoranza del Paese. Con lei il Pd rinunzierebbe a qualsiasi capacità di rappresentanza di vasti ceti sociali. Una testimonianza e niente più”. E’ un tema che il Pd si deve porre con maggiore urgenza in Lombardia, dove ha stoppato le primarie e dato luce verde a Pierfrancesco Majorino. L’eurodeputato è arrivato poco dopo le 17 ad una riunione indetta per costruire una coalizione “alternativa a Fontana e Moratti” con Vittorio Agnoletto, promotore dell’appello per l’unità alle forze di opposizione, e Nicola Di Marco, capogruppo del Movimento 5 Stelle nel Consiglio regionale.

La dinamica della coalizione vincente, con la legge elettorale a turno unico vigente per le Regioni, viene usata anche nel Lazio per far riflettere il M5S che sembra voler correre da solo. La discesa in campo di un candidato di peso come Fabio Rampelli toglie qualsiasi alibi, bisogna unire il centrosinistra per non incorrere di nuovo nell’errore del 25 settembre. “Spero di essere il candidato unitario di tutto il centrosinistra, questa è la mia ambizione, dal Pd al Terzo Polo all’aria rossoverde fino a +Europa, io sono fiducioso nell’unità”, dice Alessio D’Amato, assessore alla Sanita’ della Giunta Zingaretti e candidato alla Regione Lazio. Che non esclude i Cinque stelle insieme a lei nella corsa alla Regione? “Nessuno a sinistra e’ un nemico, gli avversari stanno dall’altra parte”.

Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.

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