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Colonia penale per poveri ed emarginati: ecco cos'è il carcere – Il Riformista

Le prigioni in Italia

Marco Chiavistrelli — 11 Novembre 2022

Colonia penale per poveri ed emarginati: ecco cos’è il carcere

Il carcere non è per il popolo italiano ma per una minoranza precisa, con una reiterazione del prelievo “delinquenziale” costante nel tempo e nello spazio sociale. Il carcere è una colonia penale per poveri e altre minoranze emarginate. I detenuti oggi sono circa 56.000. Credo che i più pensino che andare in carcere sia un fatto casuale, di tendenza soggettiva, per cui – per esempio – se in un Paese ci sono 20 persone di cui 10 coi capelli neri e 10 coi capelli rossi in carcere troverai 2 coi capelli neri e 2 coi capelli rossi. Poi negli anni a venire ci sarà magari qualche oscillazione, 3 e 1, e così via. La delinquenza sarebbe soggettiva, quindi casuale e colpirebbe in modo similare più o meno tutti i colori dei capelli, i ceti sociali. Ma ci accorgiamo che non è così, in carcere trovi quasi sempre una maggioranza schiacciante di cittadini coi capelli neri e non un anno a caso, ma sempre. Mistero? No.

Secondo le statistiche il 90% dei carcerati è povero, cioè è assunto da quella fetta di popolazione italiana che vive sotto la soglia di povertà (Istat) che, attenzione, è solo il 6%, cioè 5 milioni di poveri che forniscono il 90% dei carcerati, cioè 50.400 persone che dovrebbero essere 3.300 per percentuale effettiva. Ma dei 5 milioni, 3 e mezzo sono italiani, mentre 1 milione e mezzo sono immigrati irregolari e stranieri, che sono l’8% della popolazione che vive in Italia ma incidono, con circa 17.800 presenze, al 32,4% sulla popolazione carceraria. Ma, attenzione, potremmo pensare che gli stranieri, gli africani delinquono di più ma la percentuale di povertà in loro è del 30% per cui se usiamo la povertà come base, la percentuale di delinquenza è sempre il famoso glaciale 1%. Per i 3 milioni e mezzo di italiani, poveri al 6%, e per il milione e mezzo di stranieri, poveri al 32,4%, esce lo stesso 1% di carcerazione, cioè abbiamo una legge matematica: qualsiasi gruppo povero delinque all’1%. Non c’entra il colore della pelle ma della povertà, che accomuna tutti in un simile destino. È dimostrato che gli immigrati se accolti delinquono meno degli italiani, felici del risultato raggiunto.

Nella parte di popolazione superiore alla soglia di povertà, la probabilità nella propria vita di impattare il carcere è di 1 su 12.000! Mentre 5 milioni di nati male hanno una probabilità di 1 su 100 di finire dentro e forniscono 50.400 detenuti su 56.000. I restanti 55 milioni di italiani “comodi”, non ricchi ma nemmeno disgraziati, forniscono solo 4.600 detenuti o poco più, 1 su 12.000! Ma vi sembra normale? Non bisognerebbe fare qualcosa? Quindi, a parte un 10% di detenuti casuali per provenienza in cui è più alto il contenuto soggettivo del crimine perché non motivato dall’indigenza, il carcere non è per il popolo italiano, è una colonia penale per poveri, per indigenti. Perché se il crimine fosse soggettivo, di indole, i 5 milioni di poveri cristi fornirebbero pochissimi carcerati, poco più di 3.000 mentre superano quota 50.000! Quasi tutti!

Passiamo ora a un’analisi che ci spieghi l’origine dei detenuti per condizione scolastica. Uno pensa che cosa c’entra la scuola? Se sei cattivo, se propendi a delinquere, in carcere troverò un po’ di tutti secondo percentuale. Ma, statistiche ministeriali alla mano, l’83% dei detenuti italiani, 45.650, ha una formazione scolastica bassissima: medie o solo elementari o senza aver mai studiato o analfabeta. Ma come percentuale di popolazione dovrebbero essere solo 9.900 in carcere. Attenzione: su 56.000 detenuti i laureati sono solo 1.100, il 2%, ma in Italia sono il 20% e per logica dovrei trovarne 11.000 in carcere. E i diplomati? Sono 8.250 in galera, il 15%, ma dovrebbero essere 34.100 se il crimine fosse casuale e soggettivo, perché sono il 62% della popolazione. Quindi c’è un nesso catastrofico tra livello di istruzione e carcere che è una colonia penale per pochi milioni di poveri e non istruiti. Allora, se si aiutasse la povertà e l’istruzione i carcerati sarebbero pochissimi.

Ancora, uno pensa: Nord e Sud saranno rappresentati in carcere secondo la loro percentuale di abitanti. Ma no: il 46% dei detenuti, 25.300, è meridionale, anche se quelle stesse regioni hanno solo il 25% della popolazione italiana; quindi, forniscono un contributo di 11.500 detenuti in più alla comunità carceraria. Sono più delinquenti? No, sono più poveri in percentuale (gli indicatori mostrano più povertà al Sud) e riempiono di più le galere rispettando quel famoso 1% dei poveri che delinquono ovunque nella stessa maniera: una legge matematica. Quindi, il carcere non è per tutti, e per i poveri, non istruiti e soprattutto meridionali. Un incubo.

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