Cobalto, l’oro del Congo che fa gola a tutti

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Roma, 3 mag – La Repubblica Democratica del Congo possiede i più importanti giacimenti di cobalto del mondo. Parliamo di un minerale fortemente richiesto per produrre batterie per auto e impianti di telecomunicazione, che tuttavia la nazione africana non è mai stata in grado di valorizzare appieno. I motivi sono tanti, a partire dal fatto che l’estrazione viene fatta da minatori artigianali che operano senza seguire le più elementari misure di sicurezza. Buona parte di questo metallo viene inoltre spesso contrabbandato, privando il governo di grosse entrate.

Cobalto del Congo: cosa cambia con la nascita dell’Enterprise Générale

Una situazione che, alla lunga, si è dimostrata insostenibile. Per risolvere questo problema il governo ha così creato l’Entrerprise Générale du Cobalt. Una società statale che avrà il monopolio nell’acquisto, nella trasformazione, nella vendita e nell’esportazione di tutto il cobalto del Congo. La creazione della compagnia (nata ufficialmente nel 2019 ma diventata pienamente operativa solo di recente) avrà un impatto notevole sugli oltre 200mila minatori (spesso artigianali) visto che non solo sarà possibile tracciare la provenienza del cobalto estratto, ma sarà anche possibile renderne stabile il prezzo nel lungo termine.

Al momento la domanda di cobalto è di 145mila tonnellate all’anno. Si stima però che, per il 2030 la domanda sia destinata a crescere a quasi 300 mila tonnellate. Più del doppio. Gran parte di questo cobalto proverrà proprio dal Congo e i minatori locali avranno un ruolo fondamentale nel soddisfare queste nuove richieste.

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La nascita dell’Entrerprise Générale du Cobalt ha già apportato più di qualche miglioramento. Sono state ad esempio imposte nuove norme di sicurezza che prevedono, tra le altre cose, un limite di 10 metri per la profondità del luogo di estrazione. Inoltre ogni minatore dovrà indossare indumenti protettivi e avere un documento di registrazione che attesti il diritto a lavorare in un determinato sito minerario.

Giuseppe De Santis

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