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Cessione del credito, Pnrr e crescita. Granelli (Confartigianato) legge la crisi

Generalmente i momenti di instabilità non fanno bene al mondo produttivo. La crisi politica che ha portato allo scioglimento dell’Esecutivo guidato da Mario Draghi non fa eccezione. A mitigare parzialmente questo senso di instabilità concorrono due fattori. Il primo è legato all’imminenza della data in cui si andrà alle urne (il 25 settembre), il secondo è più politico. “Mi pare che gli indirizzi assunti nel dl Concorrenza, specie nella parte che riguarda i tassisti e nel dl Semplificazioni, siano buoni. Confido che sia questa la strada su cui dovrà proseguire anche il prossimo governo, anche in ossequio alle istanze delle piccole e medie imprese artigiane”. E’ questa la lettura di Marco Granelli, presidente nazionale di Confartigianato che, a Formiche.net, rivela il sentiment che si respira nel Paese che produce.

Presidente Granelli, serpeggia malumore tra i piccoli e medi imprenditori?

Più che malumore c’è molta attesa. Ciò che mina la piccola impresa è l’incertezza, dunque gli imprenditori stanno aspettando delle rispose che, spero, arriveranno nel più breve tempo possibile. Perché in un momento drammatico come questo il fattore tempo gioca un ruolo fondamentale.

Da varie parti si sono levati timori circa il successo del Pnrr. Lei che ne pensa?

Penso che anche il Pnrr debba essere fra i primissimi punti nell’agenda politica del prossimo esecutivo, con qualunque compagine andrà a crearsi. Occorre lavorare – oggi più che mai, portando avanti le riforme che l’Unione Europea ci chiede – è la sostenibilità amministrativa del Pnrr. La struttura dello Stato in tutte le sue articolazioni (dalle Regioni fino ai comuni più piccoli), deve essere in grado di fare questo grande sforzo per massimizzare l’impatto di un’opportunità unica.

Il dl Aiuti, che riguarda da vicino il mondo produttivo, è all’origine della crisi di Governo. 

Guardi, come associazione che rappresenta una larga fetta del mondo del lavoro (le piccole e medie imprese artigiane sono oltre un milione e trecentomila e danno lavoro a quasi tre milioni di addetti in Italia), non badiamo molto all’inquilino di palazzo Chigi. Per cui l’unico auspicio che formulo è che la misura preveda delle calmierazioni sul fronte energetico per le aziende e soprattutto che si sblocchi la situazione legata ai bonus edilizi.

Le imprese delle Costruzioni hanno beneficiato di un periodo felice. Ma è una crescita reale o un fuoco di paglia?

A oggi le aziende legate all’edilizia e al suo indotto attendono lo sblocco di 5,3 miliardi di euro. Sulla cessione del credito occorre dare una forte accelerata per evitare che tante di queste rimangano a metà del guado. Peraltro molte ditte devono ottemperare a contratti già firmati e concordati. Bisogna fare presto.

Nel 2021, comunque, la crescita dell’edilizia è stata notevole. 

Il nostro centro studi ha stimato una crescita, l’anno scorso rispetto al 2020, del 25% sul valore aggiunto generato nel comparto delle costruzioni. Vale a dire qualcosa come quaranta miliardi di euro su scala nazionale.

La politica, di tutte queste cose, dovrà tener conto.

Anche in questo caso ci aiutano i numeri. Le piccole e medie imprese (fino a 49 addetti) in Italia impiegano 10 milioni e settecentomila addetti. Certo, la politica dovrà per forza fare i conti con la parte produttiva del Paese. Ma la cosa che ci preme è che la politica riconosca agli artigiani il ruolo sociale che essi ricoprono all’interno delle comunità. Questo, in definitiva, è il vero valore artigiano.

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