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Caro carburanti, governo e antitrust a caccia di speculatori. Ispezioni per Eni, Esso, Ip, Tamoil e Q8 – Il Fatto Quotidiano

| 16 Gennaio 2023

L’Autorità garante per la concorrenza e il mercato (Antitrust) si muove per cercare di capire se il rialzo dei prezzi della benzina, più o meno esattamente pari all’incremento delle accise deciso dal governo, dipenda da quella che l’esecutivo definisce speculazione. Oggi sono state avviate istruttorie con ispezioni nei confronti di Eni, Esso, IP, Kuwait Petroleum Italia e Tamoil. Secondo l’Antitrust si sarebbero riscontrate irregolarità per l’applicazione alla pompa di un prezzo diverso da quello pubblicizzato, nonché per l’omessa comunicazione dei prezzi dei carburanti al portale “Osservaprezzi carburanti”. Dai controlli è emersa “un’omessa diligenza” da parte delle compagnie nei controlli sui distributori. Eni, Esso, IP, Kuwait Petroleum Italia e Tamoil “non avrebbero adottato misure o iniziative idonee a prevenire e a contrastare queste condotte illecite a danno dei consumatori”.

Sabato scorso è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il “decreto trasparenza” del governo che prevede tra l’altro l’obbligo di esporre le tariffe medie nazionali dei carburanti perché gli automobilisti possano metterlo a confronto con quello praticato nel singolo distributore. Il decreto non prevede però, al momento, alcun intervento sui prezzi, il pieno ritorno delle accise è confermato. Viene solo riesumata una norma introdotta dal governo Prodi nel 2007 per fare in modo che eventuali incrementi del gettito Iva sui carburanti vengano destinati ad un alleggerimento delle accise (tasse fisse) su benzina e diesel. Per un’eventuale applicazione bisognerà però attendere almeno fino a primavera poiché il calcolo avviene su base quadrimestrale.

I benzinai intanto devono decidere se confermare o meno la serrata prevista per i prossimi 25 e 26 gennaio e al momento congelata. I distributori avevano sospeso la mobilitazione proprio in attesa di conoscere i contenuti del decreto dopo aver contestato le accuse di speculazione pronunciate da diversi esponenti del governo e che, effettivamente, non trovano riscontro nei dati come alla fine ammesso dallo stesso esecutivo.

Tornando all’inchiesta “Oggi – si legge nella nota dell’Antitrust – l’Autorità Garante della concorrenza e del mercato, con l’ausilio del Nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza, ha svolto ispezioni nelle sedi delle società Eni Spa, Esso Italiana Srl, Italiana Petroli Spa, Kuwait Petroleum Italia Spa e Tamoil Italia Spa. I procedimenti sono stati avviati anche sulla base della documentazione tempestivamente fornita dalla Guardia di Finanza in merito alle infrazioni accertate sui prezzi dei carburanti praticati da oltre mille pompe di benzina (marchio Eni 376, marchio Esso 40, marchio Ip 383, marchio Kuwait 175, marchio Tamoil 48) distribuite su tutto il territorio nazionale”. L’Antitrust ha avviato le istruttorie in quanto “la documentazione e i dati trasmessi dalla GdF farebbero emergere da parte delle compagnie petrolifere condotte riconducibili alla omessa diligenza sui controlli rispetto alla rete dei distributori, in violazione dell’art. 20 del Codice del consumo. In numerosi casi è risultata difformità tra il prezzo pubblicizzato e quello più alto in realtà applicato; in altri è stata riscontrata l’omessa esposizione del prezzo praticato, ovvero l’omessa comunicazione al portale ‘Osservaprezzi Carburanti”, utile al consumatore per trovare la pompa con il prezzo più basso”. “In particolare, Eni, Esso, IP, Kuwait Petroleum Italia e Tamoil non avrebbero adottato misure o iniziative idonee a prevenire e a contrastare queste condotte illecite a danno dei consumatori.

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