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Calcio: Pierpaolo Bisoli, il martello dinamico che sta forgiando l'Alto Adige




Roma, 12 nov – Per l’enciclopedia italiana il senso figurato della parole martello si addice a persone fisiologicamente predisposte alla lotta e all’azione. Se un giorno alla Treccani decidessero di declinare calcisticamente tale termine, il vocabolo prenderebbe (anche) nome e cognome di Pierpaolo Bisoli. Nato a Porretta Terme nel novembre 1966, nell’ultimo decennio del secolo scorso è stato una colonna del centrocampo cagliaritano. Cuore, polmoni e temperamento da vendere, giocatore di quantità che – ovviamente – non hai tirato indietro la gamba. Oggi, con la stessa determinazione di allora, allena il Sudtirol, la squadra dell’Alto Adige. Compagine presa in carico a zero punti e portata a ridosso delle zone più contese della classifica cadetta.

Dalla Lega Pro alla Serie A

Appesi di scarpini al chiodo, Bisoli muove subito i primi passi da allenatore. Vice di Zoff a Firenze, si fa le ossa tra Prato e Foligno, in terza serie. La (relativamente) grande occasione arriva nell’estate del 2008, quando l’ambizioso Cesena lo chiama per centrare l’immediato ritorno in Serie B. Un avvio da incubo – subito due sconfitte nei derby contro Reggiana e Ravenna – per svoltare al giro di boa. Proprio nella partita di ritorno contro i giallorossi un’indimenticata rimonta nei minuti di recupero cambia la stagione. E – se vogliamo – anche la carriera del porretano. I romagnoli vinceranno il campionato, ripetendosi dodici mesi più tardi. Cellino lo rivuole a Cagliari. Ma non dura, così come finisce prestissimo anche la successiva esperienza alla guida del Bologna. Quindi il ritorno sulle rive del Savio, dove firma nuovamente la promozione nella massima serie. Ottima anche la prima annata di Padova e lo spezzone finale a Cosenza.

La sfida del Sudtirol

Concretezza ed esperienza ora al servizio del Sudtirol, cenerentola cadetta. Un martello dicevamo, a cui piaccione le sfide. Allenatore dinamico, senza dogmi e sempre pronto al cambiamento. Il 4-4-2 con cui si schierano i biancorossi è tutt’altro che canonico, al contrario sa adattarsi al meglio anche per sfruttare i punti deboli dell’avversario di turno. Al piccolo Druso – l’impianto cittadino intitolato al console romano – prima di Bisoli tre sconfitte e otto reti subite. Dopo il suo avvento nove risultati utili consecutivi, l’ultimo acciuffato al 94’ nel pareggio casalingo con il Cagliari. In mezzo anche la prestigiosa vittoria sul blasonato Parma. Nel pomeriggio odierno la difficile trasferta di Bari. I galletti, quinti in classifica, hanno però un solo punto di vantaggio su Poluzzi e soci, in buona compagnia a quota 19.

Chi sarà il prossimo?

Accusato in passato di eccessivo difensivismo – tra Foligno e Cesena per tre anni consecutivi modellò le difese meno battute – ai tempi del Prato ha lanciato il “talento disumano” di Alino Diamanti. Ma non solo. Parolo e Giaccherini, punti fermi di una delle più belle nazionali del recente passato – quella contiana di Euro 2016 – prima di farsi forgiare da Bisoli vivacchiano in terza serie.

Un tecnico capace di valorizzare giovani dal futuro azzurro anche nelle esperienze meno positive, come quella di Perugia. Nel capoluogo umbro un diciannovenne Gianluca Mancini, oggi colonna romanista, volle restare ai suoi ordini nonostante lo scarno minutaggio concesso. Chiuderà la stagione da titolare. Il campionato 2015/16 del Grifone fu un crocevia decisivo per un altro capitolino, il campione d’Europa Leonardo Spinazzola, trasformato in eccellente terzino. “Non so fare le diagonali mister”: ci pensò imperterrito, allenamento dopo allenamento, il discepolo di Mazzone.

Anonimi atleti trasformati in giocatori pronti per il grande salto. Il Sudtirol dal canto suo è la squadra con più italiani in rosa (gli stranieri sono giusto un paio). Il cui valore stimato dagli addetti ai lavori è di soli 10 millioni, il dato più basso di tutta la Serie B. Arte povera si direbbe in altri contesti. Ma con un gruppo di illustri sconosciuti tra le mani di Bisoli ci rimane solo da scommettere su chi sarà il prossimo. Buona incudine non teme martello: a Bolzano possono pensare a qualcosa in più di una semplice salvezza.

Marco Battistini

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