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Basilicata superbonus 110, sotto il «cappotto» sono al gelo 210 mln

«Le asseverazioni sono oltre 3600, per un valore di quasi 800 milioni» Montemurro (cna): «Seicento le imprese lucane coinvolte nel blocco della cessione dei crediti, 1500 i cantieri stoppati, migliaia i dipendenti coinvolti»

11 Dicembre 2022

Gianluigi De Vito

Sotto il «Cappotto» il gelo. I crediti maturati per il Superbonus 110% e ancora chiusi nel cassetto fiscale delle imprese edili lucane, sono in una forbice che va da 90 a 210 milioni di euro. Un pantano che allunga ombre inquietanti sull’edilizia. Da Aosta a Trapani, certo. La Basilicata non fa eccezione. Ma qui la ferita allarga disallineamenti storici. E fa più male: il blocco dei crediti è un colpo di freno a una crescita in atto e che impatta tanto in una regione dalle risorse più limitate.

L’ultima organizzazione a lanciare l’allarme sul «Cappotto» ristrutturazioni che sta raffreddando il mattone è la Cna: 50mila le imprese in difficoltà sulla cessione dei bonus edilizi ed i crediti accumulati nei cassetti fiscali delle aziende e non monetizzati. Tradotto: cinque miliardi di euro, il doppio rispetto alla scorsa primavera.

Soffre l’Italia, piange la Basilicata. L’analisi di Leonardo Montemurro, presidente di Cna Basilicata, è asciutta quanto spietata: «Guardando ai dati disponibili fino al 31 ottobre 2022, elaborati da Enea-Ministero della Transizione ecologica, gli interventi edilizi incentivati sono stati 50.161. In totale, le asseverazioni registrate (in pratica i certificati tecnici e contabili, ndr) in Italia sono 326.819, per investimenti da 55 miliardi e 25 milioni di euro. I lavori già conclusi valgono 38 miliardi e 361 milioni di euro».

Lo sguardo sul Belpaese è per fare meglio il raffronto col tessuto regionale: «In Basilicata le asseverazioni sono oltre 3600, per un valore di quasi 800 milioni di euro». Insomma, un impatto notevole. E ora quello che non t’aspetti, il colpo di freno: «Le imprese lucane coinvolte nel blocco della cessione dei crediti sono quasi 600 con quasi 1500 cantieri bloccati e migliaia di dipendenti coinvolti. I crediti bloccati a seconda delle stime andrebbero da un minimo di 90 milioni di euro ad un massimo di 210 milioni di euro. A questo quadro va aggiunto il lavoro imponente di studi di perfettibilità eseguiti da liberi professionisti, specialmente su lavori condominiali che ancora non sono partiti viste le recenti problematiche e dunque ancora non fatturati e non trasformati in crediti d’imposta, oltre a molte aziende che sapendo del blocco quasi totale nella monetizzazione dei crediti fiscali stanno rinviando l’emissione delle fatture e delle comunicazioni all’Agenzia delle entrate».

E come se non bastasse, «c’è l’aggravante delle partecipate dello Stato, da Cassa Depositi e prestiti a Poste, completamente inattive in buona compagnia delle principali compagnie assicurative».

Da qui i pugni della Cna sbattuti sul tavolo della politica per chiedere al governo un «intervento straordinario» che svuoti i cassetti fiscali. Non sarà cosa da poco e neppure semplice. Montemurro spiega: «I dati che emergono dall’indagine confermano che il meccanismo dello sconto in fattura necessita di un adeguato sistema per lo smobilizzo dei crediti fiscali altrimenti gli oneri per le imprese rischiano di essere superiori ai benefici degli incentivi per la riqualificazione degli edifici e per il contributo al Pil».

E già. L’ombra che si allunga anche nel comparto lucano scaturisce dal fatto che la crescente indisponibilità all’acquisto dei crediti fiscali da parte degli intermediari tradizionali stia lasciando spazio a soggetti che speculano sulle difficoltà delle imprese.

Oltre la metà delle aziende in difficoltà ha ricevuto offerte di acquisto da parte di soggetti diversi dagli intermediari finanziari e soltanto nell’8% dei casi le condizioni erano in linea con le attese mentre nel 42% erano molto penalizzanti. Insomma, sotto il «Cappotto» un incaglio che favorisce gli sciacalli.

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