bari,-giovani-donne-sedotte-e-sfruttate:-9-condanne

Bari, giovani donne sedotte e sfruttate: 9 condanne

La sentenza in abbreviato dopo il blitz «Lover boys»

29 Novembre 2022

Isabella Maselli

BARI – Corteggiate, sedotte e portate in Italia con la promessa della felicità, di una famiglia e una vita agiata, e invece poi costrette a prostituirsi, picchiate brutalmente se si ribellavano, fatte abortire più volte, segregate e sorvegliate a vista per impedirne la fuga. Il giro di prostituzione di almeno 50 giovani donne straniere, anche minorenni, prevalentemente rumene, sarebbe stato gestito per anni da un gruppo di connazionali, con la complicità e collaborazione – per il supporto logistico – di cittadini italiani e con base operativa in un appartamento nel centro di Bari.

Nei confronti di 9 dei 33 presunti responsabili di questo racket sono arrivate ieri le prime condanne. Al termine di un processo celebrato con il rito abbreviato, la gup Paola Angela De Santis ha condannato i nove a pene comprese tra i 4 anni e 4 mesi di reclusione e i 16 mesi. Tutti sono stati ritenuti responsabili di sfruttamento della prostituzione, alcuni anche di associazione per delinquere.

Nel dettaglio, il 67enne di Noicattaro Francesco Tesoro è stato condannato alla pena di 4 anni e 4 mesi, il 36enne barese Filippo Giliberto e il 47enne di Grumo Appula Antonio Spano a 4 anni, il 30enne Sabri Lahabazi e il 33enne Flamur Kalemi a 3 anni e 4 mesi, il 39enne Gabriel Pana a 2 anni e 8 mesi, il 47enne barese Carmelo Massimiliano Bianco e la 34enne Anamaria Varga a 2 anni, il 29enne Ionel Elvis Serea a 1 anni e 4 mesi di reclusione. La gup ha condannato anche gli imputati a risarcire il Comune di Bari e la Regione Puglia, costituiti parte civile.

Altri 24 imputati sono attualmente a processo con rito ordinario. Tra loro il presunto capo dell’organizzazione, che avrebbe ridotto in schiavitù le ragazze per poi farle prostituire, il 29enne Marius Alin Ceaciru, soprannominato «il principe». Sarebbe stato lui – secondo la Dda – a corteggiare le giovani donne, «dal fragile profilo emotivo e psicologico», mostrando sui social foto con macchine lussuose e bicchieri di champagne per sedurle e convincerle a seguirlo in Italia. È il metodo dei «Lover Boys», che consente agli aguzzini di alimentare l’illusione di una vita migliore lontano dal proprio Paese e, una volta stabilito il contatto, vincolare le donne emotivamente a sé per poi manipolarne i sentimenti, sottoponendole a vessazioni via via crescenti, spacciate per «prove d’amore», fino a esercitare il totale controllo psicologico sulle vittime e avviarle alla prostituzione, gestendone per intero i proventi.

L’inchiesta nell’aprile scorso portò all’arresto di 20 persone, alcune tuttora detenute (difese tra gli altri dagli avvocati Claudio Solazzo, Andrea Melpignano, Nicola Lerario, Piero Di Paola).

Nel marzo 2017 una delle giovani vittime fu travolta da un’auto mentre tentava di fuggire. Un’altra sarebbe stata sfigurata dal suo «protettore» per aver preteso, credendo nella storia d’amore, di mettere su famiglia e figli. «L’ho spaccata di brutto – diceva l’indagato in una intercettazione – , come non ho mai fatto fino ad ora, le ho demolito la faccia». Una ragazza sarebbe stata fatta abortire cinque volte, un’altra sarebbe finita in ospedale dopo essere stata costretta ad assumere più di 10 pillole abortive e ad un’altra ancora sarebbe stato proposto «prima di abbandonare il bambino in ospedale e poi di venderlo ad una coppia benestante».

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *