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A Sulmona parto vietato con il Covid. Proteste per le “nascite delocalizzate”

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SULMONA – Vietato partorire a Sulmona se si è positivi al Covid-19. La disposizione specifica impartita dalla Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila, dall’inizio dell’anno, sta suscitando le prime rimostranze tra le puerpere e i congiunti per il “parto fuori porta”. Sostanzialmente le donne che arrivano in travaglio vengono visitate in pronto soccorso e trasferite nell’ospedale San Salvatore dell’Aquila, che è stato designato cento di riferimento per il parto con il Covid, essendo il presidio ospedaliero peligno sprovvisto dell’area dedicata nell’ostetricia e ginecologia. Se la positività della partoriente viene accertata orientativamente nell’imminenza o prima del parto, la stessa viene direttamente presa in carico nell’ospedale del capoluogo, senza passare per la consulenza del locale pronto soccorso. Il discorso cambia in caso di parto precipitoso. Nel momento in cui vengono meno le condizioni di trasportabilità della puerpera, si procede in regime d’urgenza, con tutte le cautele del caso. Da gennaio ad oggi sono sei le donne dirottate nel nosocomio aquilano per dare alla luce la prole. Una circolare che non è stata digerita dai papà e dai congiunti poichè si pone in contraddizione con la politica aziendale di potenziamento del reparto di ostetricia e ginecologia sulmonese. Come si fa a tenere in vita il reparto se poi si delocalizzano le nascite? Dopo due anni e mezzo di pandemia l’azienda non si è ancora attrezzata per normalizzare il parto con il Covid? Tutte domande che generano stupore e pongono più di un interrogativo.

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